FAQ - Domande Frequenti

Dentista

La paura del dentista è molto comune, soprattutto in chi ha avuto esperienze negative in passato. Oggi, però, esistono tecniche e strumenti che permettono di affrontare le cure in modo molto più sereno.

Una delle soluzioni più utilizzate è la sedazione cosciente con protossido di azoto, una miscela di ossigeno e protossido che aiuta il paziente a rilassarsi, riducendo ansia, paura e percezione del dolore. Il paziente rimane cosciente, collaborante e tranquillo durante la seduta.

Il protossido di azoto non è tossico, può essere usato anche nei bambini e il suo effetto svanisce rapidamente, di solito entro pochi minuti dalla fine della somministrazione.

Per chi teme l’ago o l’anestesia, esistono anche sistemi di anestesia computerizzata indolore, che permettono di somministrare l’anestetico con una pressione controllata, riducendo al minimo il fastidio.

Non sarebbe corretto dire che tutte le cure odontoiatriche siano completamente prive di fastidio, perché bocca e denti sono zone molto sensibili. Tuttavia, grazie alle moderne tecniche anestetiche, alla sedazione e ai nuovi dispositivi utilizzati in odontoiatria, oggi è possibile ridurre moltissimo il dolore e rendere le terapie molto più tollerabili.

Sbiancamento dei denti

Lo sbiancamento dentale è un trattamento estetico che serve a rendere i denti più chiari. Può agire solo sui denti naturali, vitali o devitalizzati, mentre non modifica il colore di corone, faccette, otturazioni o altri materiali protesici.

Il principio dello sbiancamento si basa sull’azione di sostanze come il perossido di idrogeno o il perossido di carbamide, che liberano ossigeno e aiutano a disgregare i pigmenti responsabili del colore più scuro del dente.

Il trattamento può essere eseguito in studio oppure a casa, tramite mascherine personalizzate e prodotti forniti dal dentista. Anche i denti devitalizzati possono essere sbiancati con tecniche specifiche, inserendo il prodotto sbiancante all’interno del dente.

Lo sbiancamento dentale, se eseguito correttamente e dopo una valutazione professionale, non fa male e non indebolisce lo smalto.

Prima di procedere è però importante fare una visita, perché i denti non devono avere carie e le gengive non devono essere infiammate. Inoltre, placca e tartaro possono ridurre l’efficacia del trattamento, quindi spesso è consigliata prima una seduta di igiene professionale.

Dopo lo sbiancamento è opportuno evitare per 24-48 ore cibi e bevande molto pigmentate, come caffè, vino rosso, tè, cola e alimenti coloranti. È consigliato anche non fumare, per non compromettere subito il risultato.

La durata dello sbiancamento varia da persona a persona. Dipende soprattutto da igiene orale, alimentazione, fumo, abitudini quotidiane e controlli periodici.

In media, il risultato può durare circa due anni. Dopo questo periodo, se necessario, il trattamento può essere ripetuto.

Nella maggior parte dei casi, però, non è necessaria. Gli impianti vengono normalmente inseriti con anestesia locale. Se il paziente ha molta paura, si può ricorrere alla sedazione cosciente, tramite farmaci ansiolitici o protossido di azoto, mantenendo il paziente rilassato ma vigile.

Per le normali cure odontoiatriche, l’anestesia totale non è generalmente indicata, anche perché comporta rischi maggiori rispetto alle alternative disponibili.

Dopo lo sbiancamento può comparire una temporanea sensibilità al freddo. Di solito è un fenomeno passeggero, che tende a diminuire spontaneamente in pochi giorni.

Il dentista può applicare prodotti desensibilizzanti specifici oppure consigliare dentifrici adatti da usare a casa. Dopo il trattamento è preferibile evitare cibi troppo caldi, troppo freddi, acidi o molto zuccherati.

Implantologia

Un impianto dentale è una radice artificiale, solitamente in titanio, che viene inserita nell’osso per sostituire la radice di un dente mancante.

La superficie dell’impianto è progettata per favorire il contatto con l’osso. Questo processo si chiama osteointegrazione e permette all’impianto di diventare stabile.

Dopo l’inserimento, l’impianto viene lasciato guarire per alcuni mesi. In seguito viene scoperto e utilizzato come base per applicare una corona, cioè il dente artificiale vero e proprio.

È importante che il paziente sappia che tipo di impianto è stato utilizzato e riceva un documento con marca, misure, data di inserimento e componenti impiegate.

No, l’inserimento di un impianto dentale, dopo l’anestesia, è generalmente rapido e indolore.

Nel post-operatorio possono comparire lieve dolore, gonfiore o piccolo sanguinamento, ma normalmente sono disturbi controllabili con farmaci adeguati e con le indicazioni fornite dal dentista.

Non è possibile garantire che un impianto duri tutta la vita. La durata dipende da molti fattori, tra cui:

  • igiene orale del paziente;
  • regolarità dei controlli;
  • qualità dell’intervento;
  • corretto posizionamento dell’impianto;
  • distribuzione delle forze masticatorie;
  • stato di salute generale;
  • eventuale fumo o malattie sistemiche;
  • mantenimento professionale nel tempo.

Secondo la letteratura scientifica, dopo dieci anni una percentuale molto alta di impianti risulta ancora funzionante. I controlli periodici e le sedute di igiene professionale sono fondamentali per aumentarne la durata.

Gli impianti dentali non vengono rigettati come può accadere in altri ambiti medici, perché il titanio è un materiale biocompatibile. Tuttavia, un impianto può fallire.

Il fallimento precoce avviene quando l’impianto non si integra correttamente con l’osso. In questi casi, spesso è possibile rimuoverlo e inserirne un altro subito o dopo un periodo di guarigione.

Il fallimento tardivo è spesso legato alla perimplantite, cioè un’infiammazione dei tessuti attorno all’impianto. La prevenzione passa da igiene orale accurata, controlli regolari e pulizie professionali.

Sì, in alcuni casi è possibile inserire un impianto subito dopo l’estrazione del dente. Non sempre, però, questa procedura è indicata.

Servono condizioni precise:

  • osso sano e sufficiente;
  • stabilità immediata dell’impianto;
  • assenza di infezioni importanti;
  • bocca in buone condizioni generali;
  • buona igiene orale del paziente;
  • disponibilità del paziente a fare controlli regolari;
  • zona anatomica favorevole.

In alcune aree della bocca, soprattutto dopo l’estrazione di denti con più radici, l’inserimento immediato può essere più complesso o non consigliabile.

No, non tutti i pazienti sono candidati ideali per l’implantologia.

Esistono controindicazioni importanti, come:

  • infarto recente;
  • angina instabile;
  • gravi problemi della coagulazione;
  • gravi malattie sistemiche;
  • radioterapia pregressa in determinate aree;
  • diabete non controllato;
  • terapie con bifosfonati.

Ci sono poi controindicazioni relative, come:

  • malattia parodontale non trattata;
  • fumo;
  • masticazione del tabacco;
  • età troppo giovane, generalmente sotto i 20 anni.

Il dentista deve valutare attentamente il paziente e, quando gli impianti non sono indicati, proporre soluzioni alternative per ripristinare estetica e masticazione.

Protesi dentale

La protesi dentale è un manufatto realizzato per sostituire denti mancanti o compromessi. Viene progettata dal dentista e realizzata dall’odontotecnico.

La sua funzione è doppia: recuperare l’estetica del sorriso e ripristinare una corretta masticazione.

Le protesi possono essere principalmente di due tipi:

  • protesi fissa, cementata o avvitata su denti naturali o impianti;
  • protesi mobile, rimovibile dal paziente per l’igiene quotidiana.

La protesi mobile sostituisce denti mancanti tramite dispositivi rimovibili, come dentiere o scheletrati.

Oggi, grazie all’implantologia, molti pazienti possono avere denti fissi. Tuttavia, in alcuni casi, per motivi di salute, mancanza di osso, età o costi, la protesi mobile rimane una soluzione valida.

Se ben realizzata, può essere confortevole, funzionale ed esteticamente gradevole.

La protesi fissa sostituisce denti mancanti o compromessi con manufatti ancorati stabilmente ai denti naturali o agli impianti.

Rientrano nella protesi fissa:

  • corone o capsule, che ricoprono denti danneggiati per proteggerli e rinforzarli;
  • ponti, che sostituiscono uno o più denti mancanti appoggiandosi a denti naturali o impianti.

La caratteristica principale della protesi fissa è che non viene rimossa dal paziente.

Dipende da materiali, tecnica, esperienza del dentista e dell’odontotecnico, analisi estetica e precisione delle procedure.

Oggi, grazie a materiali come ceramiche senza metallo, zirconia e disilicato di litio, è possibile ottenere risultati molto naturali.

Un buon risultato estetico non dipende solo dal colore, ma anche da forma, proporzioni, rapporto con gengive, labbra e volto del paziente.

La ceramica senza metallo è un materiale protesico pensato per offrire un risultato estetico più naturale rispetto alle vecchie protesi con struttura metallica.

Il dente naturale lascia passare e riflette la luce in modo particolare. Per imitare questo comportamento, è utile eliminare il metallo dalla struttura della corona o del ponte.

Oggi materiali come disilicato di litio e zirconia permettono di unire estetica, resistenza e naturalezza.

La durata media indicata in letteratura può essere intorno ai 10 anni, ma si tratta di un dato molto generico.

La durata reale dipende da molti fattori:

  • qualità del lavoro eseguito;
  • materiali utilizzati;
  • igiene orale del paziente;
  • controlli periodici;
  • pulizie professionali;
  • eventuali patologie sistemiche;
  • traumi;
  • abitudini scorrette.

Per mantenere nel tempo una protesi è fondamentale fare controlli regolari e comunicare al dentista qualsiasi cambiamento della salute orale o generale.

Bambini dal dentista

È consigliabile portare il bambino dal dentista intorno ai 3-4 anni, possibilmente in occasione di un controllo dei genitori.

Il primo incontro non dovrebbe essere vissuto come una cura o una terapia, ma come un momento conoscitivo. Il bambino può familiarizzare con lo studio, il personale e l’ambiente, senza paura.

Dopo il primo incontro, un controllo ogni 6-12 mesi può aiutare a prevenire problemi e monitorare la crescita dei denti.

Le sigillature sono trattamenti preventivi contro la carie, applicabili soprattutto su molari e premolari.

Consistono nell’applicazione di una resina bianca o trasparente sui solchi della superficie masticante del dente. La resina chiude le zone più difficili da pulire e impedisce ai batteri di accumularsi facilmente.

La procedura è indolore e prevede:

  • pulizia del dente;
  • controllo dell’assenza di carie;
  • preparazione della superficie;
  • applicazione della resina;
  • indurimento e rifinitura.

Le sigillature proteggono le superfici masticanti, ma non sostituiscono una corretta igiene orale quotidiana.

La prevenzione inizia molto presto. Già durante la gravidanza è importante che la madre mantenga una buona igiene orale, perché i batteri della carie possono essere trasmessi al bambino.

Alcune indicazioni utili:

  • pulire le gengive del neonato con una garza umida;
  • quando spuntano i denti da latte, continuare a pulirli delicatamente;
  • far familiarizzare il bambino con lo spazzolino;
  • dai 2 ai 6 anni, i genitori dovrebbero aiutare direttamente il bambino nello spazzolamento;
  • dopo i 6 anni, usare dentifrici con fluoro, secondo le indicazioni del dentista;
  • evitare succhiotti con zucchero;
  • evitare il biberon zuccherato per addormentarsi;
  • abituare il bambino a lavare i denti prima di dormire.

Le visite periodiche dal dentista aiutano a individuare precocemente carie, problemi di dentizione e possibili malocclusioni.

Sì, i denti da latte devono essere curati.

Anche se sono destinati a cadere, svolgono funzioni importanti: permettono al bambino di masticare, parlare correttamente e guidano l’eruzione dei denti permanenti.

Trascurare una carie su un dente da latte può causare dolore, infezioni e terapie più complesse. Per questo è meglio prevenire e fare controlli regolari fin da piccoli.

Igiene orale

Lo spazzolino deve essere in buono stato e sostituito indicativamente ogni tre mesi.

Per una corretta igiene orale:

  • applica poco dentifricio sullo spazzolino asciutto;
  • non è necessario bagnarlo prima;
  • spazzola con movimenti verticali;
  • evita movimenti orizzontali aggressivi;
  • pulisci superfici esterne, interne e masticatorie;
  • parti dalla gengiva verso il dente;
  • raggiungi anche gli ultimi molari;
  • non premere troppo;
  • lava i denti per almeno due minuti;
  • usa setole morbide o medie, salvo diversa indicazione.

È consigliabile lavare i denti dopo i pasti principali. Se lo spazzolino manuale non viene usato correttamente, quello elettrico può essere un valido aiuto.

Sì, il filo interdentale è importante perché pulisce gli spazi tra i denti, dove lo spazzolino non arriva.

Per usarlo correttamente:

  • taglia circa 20 cm di filo;
  • arrotola le estremità attorno alle dita medie;
  • mantieni il filo in tensione con gli indici;
  • inseriscilo delicatamente tra i denti;
  • fallo scendere vicino alla gengiva senza forzare;
  • avvolgi un dente alla volta;
  • fai scorrere il filo dalla base verso la corona;
  • ripeti su tutti gli spazi.

È preferibile usarlo prima dello spazzolino, così la pulizia successiva rimuove placca e residui portati in superficie.

La placca batterica è un accumulo di batteri che aderisce alla superficie dei denti. È responsabile di molte patologie orali, tra cui carie e problemi gengivali.

I batteri si nutrono degli zuccheri presenti in bocca e producono acidi che attaccano lo smalto. Con il tempo, se non rimossa, la placca può causare carie profonde fino a raggiungere la polpa del dente.

Quando la placca si mineralizza, diventa tartaro. Il tartaro non può essere eliminato con lo spazzolino e deve essere rimosso con una pulizia professionale.

L’alito cattivo, o alitosi, può avere diverse cause. Spesso nasce dalla bocca.

Le cause più frequenti sono:

  • igiene orale insufficiente;
  • infezioni gengivali;
  • parodontite;
  • carie;
  • residui di cibo;
  • fumo;
  • alcol;
  • alimenti particolari;
  • scarsa salivazione.

In altri casi, l’alitosi può dipendere da problemi non odontoiatrici, come reflusso gastroesofageo, diabete, patologie epatiche, tonsilliti o bronchiti.

Il dentista può aiutare a individuare l’origine del problema e, se necessario, indirizzare il paziente verso lo specialista più adatto.

L’igiene professionale può essere eseguita da dentisti o igienisti dentali.

L’igienista dentale è un professionista laureato che si occupa di prevenzione, pulizia dei denti, educazione all’igiene orale e mantenimento della salute di gengive e denti.

Conservativa

Le carie sono lesioni dei denti causate dagli acidi prodotti dai batteri quando metabolizzano gli zuccheri.

L’acido corrode lo smalto e può raggiungere la dentina, uno strato più interno e più vulnerabile. Se la carie avanza ulteriormente, può arrivare alla polpa, dove si trovano nervi e vasi sanguigni.

Quando la polpa si infiamma, compare la pulpite, spesso associata a dolore intenso. In quel caso può non bastare più una semplice otturazione e può diventare necessaria la devitalizzazione.

Sì. È molto importante curare la carie prima che provochi dolore.

Quando una carie fa male, spesso significa che ha raggiunto zone profonde del dente, fino alla polpa. A quel punto una semplice otturazione potrebbe non essere più sufficiente.

Curare una carie in fase iniziale significa evitare dolore, trattamenti più invasivi, tempi più lunghi e costi maggiori.

Per curare una carie si rimuove il tessuto dentale danneggiato, fino a raggiungere tessuto sano e duro.

La procedura prevede:

  • rimozione della parte cariata;
  • modellazione della cavità;
  • preparazione del dente all’adesione;
  • applicazione del materiale composito;
  • indurimento con lampada specifica;
  • rifinitura dell’otturazione;
  • lucidatura finale.

Oggi si utilizzano materiali compositi estetici, di colore simile al dente. Quando possibile, l’otturazione viene eseguita con diga di gomma, che isola il dente da saliva e batteri.

Devitalizzazioni

La devitalizzazione è una terapia che consiste nella rimozione della polpa dentale, cioè la parte interna del dente che contiene nervi e vasi sanguigni.

Dopo la rimozione della polpa, i canali delle radici vengono puliti, disinfettati, sagomati e riempiti con un materiale biocompatibile chiamato gutta-percha.

La procedura prevede:

  • rimozione della polpa;
  • pulizia della camera pulpare;
  • disinfezione dei canali;
  • sagomatura dei canali;
  • riempimento e sigillo finale.

È una procedura delicata e deve essere eseguita isolando il dente, spesso con diga di gomma.

La causa più comune è una carie profonda che ha raggiunto e infiammato la polpa dentale.

Altre cause possono essere:

  • traumi dentali;
  • sensibilità dentinale non controllabile;
  • ascessi;
  • infezioni della polpa.

Dopo la devitalizzazione, il dente può essere ricostruito. Se rimane poco tessuto sano, può essere necessario proteggerlo con una corona o altri restauri.

Sì. Un dente devitalizzato può ancora cariarsi.

La rimozione del nervo elimina il dolore legato alla polpa, ma non rende il dente immune ai batteri. Lo smalto e la dentina possono comunque essere attaccati dalla carie.

Per questo motivo è importante mantenere una buona igiene orale e fare controlli periodici anche sui denti devitalizzati.

Sì, può succedere.

Subito dopo la devitalizzazione, un po’ di dolore o fastidio può essere normale e tende a diminuire progressivamente.

Se il dolore compare dopo mesi o anni, le cause possono essere diverse:

  • trattamento canalare non corretto;
  • fratture;
  • traumi;
  • canali secondari non trattabili;
  • granulomi;
  • ascessi.

In alcuni casi si può procedere con un ritrattamento canalare. Se non basta, si può valutare un intervento chirurgico chiamato apicectomia. Nei casi più gravi, può essere necessaria l’estrazione del dente.

Parodontologia

La malattia parodontale è una patologia che colpisce i tessuti di sostegno del dente.

Quando l’infiammazione riguarda solo le gengive si parla di gengivite. Quando invece coinvolge anche l’osso, si parla di parodontite, conosciuta anche come piorrea.

La causa principale è l’accumulo di placca batterica tra denti e gengive. Se non trattata, la parodontite può portare a perdita di gengiva, perdita di osso, mobilità dentale e, negli stadi avanzati, perdita dei denti.

La diagnosi precoce e il trattamento professionale sono fondamentali per evitare danni irreversibili.